Gay & Bisex
La cicatrice
28.10.2025 |
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"Massimo sentì un calore crescere nel suo basso ventre, la sensazione di un orgasmo imminente..."
L'aria, satura di sudore rappreso e cloro, pizzicava le narici di Massimo mentre si infilava i pantaloni della tuta, i muscoli delle cosce ancora vibranti per l'ultimo set di squat. Quarant'anni compiuti da poco, il corpo una tela su cui il tempo iniziava a dipingere le sue prime, lievi, rughe, ma che lui ostinatamente cercava di mantenere scolpito, un baluardo contro l'inevitabile. La palestra era il suo santuario, il rito settimanale che gli permetteva di sentirsi ancora giovane, forte, vivo.Dall'angolo più lontano dello spogliatoio, due voci maschili, basse, ovattate, si facevano strada tra il rumore degli armadietti che sbattevano e lo scroscio lontano delle docce. Erano uomini sulla cinquantina, figure familiari nel viavai quotidiano della palestra, volti che si incrociavano ma raramente si soffermavano. Uno, quello con una folta chioma brizzolata, si stava legando i lacci delle scarpe, l'altro, più esile, con una cicatrice ben visibile sull'avambraccio, si asciugava i capelli con un asciugamano bianco.
«...e ti dico, Francesco, una settimana di inferno. Non potevo neanche tossire senza sentirmi squarciare in due.» La voce brizzolata era un borbottio rauco.
Francesco. Massimo registrava il nome.
«Lo so, lo so. Io ho avuto più fortuna, forse. L'ernia inguinale, alla fine, non era così grossa, ma la paura... quella sì, era grande.» Francesco, il nome ora associato al volto esile, si strinse l'asciugamano attorno al collo.
«Ma l'hai fatta con la laparoscopia, tu, vero?»
«No, no. Taglio classico. Il chirurgo ha detto che era meglio così, per il mio caso. Cinque centimetri di cicatrice, un bel segno di guerra.» Francesco sollevò un angolo dell'asciugamano, come a indicare il punto.
L'uomo brizzolato si alzò, stiracchiandosi. «Vado a farmi una doccia, questa puzza di me stesso non la sopporto più.» E si allontanò, i sandali che sbattevano sul pavimento bagnato.
Francesco rimase seduto sulla panca, solo, con indosso solo un paio di slip neri aderenti che lasciavano poco all'immaginazione. Massimo aveva finito di vestirsi, ma qualcosa lo tratteneva. La curiosità, forse, o quel senso di cameratismo maschile che a volte affiorava in luoghi come quello. Si avvicinò, un sorriso cortese sulle labbra.
«Scusa se mi intrometto,» cominciò, la voce un po' più roca del solito, «ho sentito che parlavi di un'operazione. Un'ernia, dicevi?»
Francesco alzò lo sguardo, un'espressione neutra sul viso. «Sì, esattamente. Un paio di mesi fa. Tutto a posto, per fortuna.»
«Ah, meno male. Io... beh, ho sempre avuto il terrore di doverci passare anch'io. È un punto delicato, insomma.» Massimo si sedette sulla panca di fronte, lasciando uno spazio rispettoso. «Ma com'è andata? Fa molto male, dopo?»
Francesco sospirò, un suono leggero. «Beh, i primi giorni non sono stati una passeggiata, te lo assicuro. Ogni movimento, ogni colpo di tosse era una fitta. Ma con gli antidolorifici si reggeva. E poi, migliora in fretta. La cosa più fastidiosa è la cicatrice, all'inizio tira un po'.»
«La cicatrice?» Massimo si sporse leggermente. «Dicevi che era un taglio classico. Quanto è... visibile?» La sua domanda era genuina, ma un leggero brivido di curiosità, quasi morbosa, gli accarezzava la pelle.
Francesco sorrise, un sorriso stanco ma gentile. «Oh, è lì. Un bel ricordo. Vuoi vederla?»
Massimo esitò per un istante. La domanda lo aveva colto di sorpresa. «Beh, se non ti disturba...»
Francesco non rispose a parole. Con un movimento fluido e disinvolto, sfilò gli slip neri. Il tessuto elastico si arrotolò ai suoi piedi, rivelando un corpo magro, quasi filiforme, ma con la pelle tesa e tonica, segnata da una vita di lavoro o forse semplicemente da un buon metabolismo. E lì, appena sotto la linea dei peli pubici, sulla parte destra, una linea rossastra, sottile, lunga circa cinque centimetri, tagliava la pelle. La cicatrice.
Ma gli occhi di Massimo non si fermarono sulla cicatrice. Scivolarono, inevitabilmente, più in basso. E si fermarono.
Il cazzo di Francesco.
Non aveva mai visto nulla di simile. Non in quelle condizioni. Era lì, moscio, adagiato pigramente contro la coscia interna, ma la sua dimensione era sorprendente. Quindici centimetri, forse di più, di carne morbida, con la pelle flaccida che pendeva, un cappuccio di prepuzio che quasi completamente ricopriva il glande. Le vene erano appena accennate sotto la pelle chiara, e i testicoli, pesanti e rilassati, riposavano sotto, una peluria rada che li incorniciava. Era enorme. Completamente moscio, eppure così... imponente.
Massimo sentì un calore improvviso diffondersi nel basso ventre. Il suo stesso membro, che poco prima era solo un'appendice sonnolenta, iniziò a risvegliarsi, un lieve fremito.
«È qui,» Francesco indicò la cicatrice con un dito. «Non è niente di che, in fondo.» La sua voce era distaccata, come se stesse parlando del tempo.
Massimo faticò a distogliere lo sguardo. «Sì... sì, la vedo,» mormorò, la gola secca. Il suo cuore batteva un ritmo più accelerato. «Dev'essere stato un bel taglio, davvero.» La sua voce era un sussurro, quasi inudibile.
Francesco lo guardò, un'espressione che Massimo non riuscì a decifrare. Non c'era malizia, né imbarazzo. Solo una quieta consapevolezza. «Vieni, avvicinati. Se vuoi vederla bene.» Francesco si spostò leggermente sulla panca, invitandolo.
Massimo si mosse, quasi in trance, le gambe un po' instabili. Si sedette accanto a Francesco, così vicino che la sua coscia sfiorò quella dell'altro uomo. L'odore di Francesco, un misto di sudore salmastro e un leggero profumo di sapone, gli riempì le narici, inebriante. La sua mano si tese, quasi inconsciamente, verso la cicatrice.
«È... è guarita bene,» disse, la punta delle dita che sfiorava la pelle tesa accanto al taglio. Non toccò la cicatrice, ma il calore della pelle di Francesco gli trasmise una scossa.
Francesco non si ritrasse. Rimase immobile, solo il respiro che si alzava e abbassava leggermente. «Sì, il chirurgo ha fatto un buon lavoro. Dice che tra qualche mese sarà quasi invisibile.»
Massimo annuì, ma i suoi occhi erano ancora fissi su quella massa di carne morbida che ora era ancora più vicina. Sentiva il proprio battito rimbombare nelle orecchie. Il suo membro era ormai un peso in crescita nei pantaloni, la testa che spingeva contro il tessuto.
«Non avevo idea che...» Massimo si interruppe, le parole gli morirono in gola. Non sapeva cosa dire. Non sapeva come esprimere ciò che stava provando. L'eccitazione, così inaspettata, così potente, lo stava travolgendo.
Francesco inclinò la testa, i suoi occhi scuri che incontravano quelli di Massimo. «Che cosa?» La sua voce era bassa, un invito.
Massimo deglutì. «Che fosse così... grande. Anche così... moscio.» La sua voce era appena un sussurro.
Un sorriso, questa volta più pronunciato, si disegnò sulle labbra di Francesco. «Ah, quello. Beh, la natura è generosa, a volte.» La sua mano si posò, con una leggerezza sorprendente, sulla coscia di Massimo, proprio sopra il punto in cui sentiva la protuberanza crescente.
Una scarica elettrica attraversò il corpo di Massimo. Il contatto era inaspettato, ma non indesiderato. Anzi, era esattamente ciò che il suo corpo, e la sua mente, stavano bramando.
«È... davvero impressionante,» Massimo ansimò, la mano che tremava leggermente. Il suo sguardo si sollevò verso il viso di Francesco, cercando una traccia, un segnale.
Gli occhi di Francesco brillavano di una luce nuova, una scintilla di desiderio che Massimo riconobbe immediatamente. La sua mano si spostò, accarezzando la coscia di Massimo, risalendo lentamente verso l'inguine.
«Ti incuriosisce, vedo,» Francesco mormorò, la sua voce ora più profonda.
«Sì,» rispose Massimo senza esitazione, la sua voce un filo. «Molto.»
La mano di Francesco raggiunse l'inguine di Massimo, le dita che sfioravano il tessuto dei pantaloni, sentendo la durezza crescente sotto. Un gemito strozzato sfuggì dalle labbra di Massimo.
«Vuoi sentirlo?» Francesco chiese, la sua voce un sussurro rauco che gli fece vibrare le orecchie.
Massimo non rispose con parole. Inclinò la testa, i suoi occhi che imploravano.
Francesco non aveva bisogno di altre parole. La sua mano si spostò dal pantalone di Massimo, e con un movimento lento e deliberato, afferrò il proprio membro. Le sue dita, lunghe e sottili, lo avvolsero, stringendolo appena.
Massimo guardava, affascinato. La pelle, che prima sembrava così flaccida, iniziò a rispondere al tocco. Il cazzo di Francesco iniziò a gonfiarsi, lentamente, come un fiore che si schiude. La punta, il glande, si scurì leggermente, e il prepuzio iniziò a ritirarsi, rivelando la testa lucida e turgida.
«Oh...» Massimo sentì un calore insopportabile irradiarsi dal suo inguine. Il suo membro era ormai completamente eretto, pulsante contro il tessuto dei pantaloni.
Francesco continuò a stimolare il proprio pene, il pollice che accarezzava la parte inferiore, le altre dita che lo stringevano delicatamente. Le vene, prima appena accennate, ora si gonfiavano, serpeggiando lungo l'asta che cresceva, si allungava.
«Ti piace quello che vedi?» Francesco chiese, il suo sguardo fisso su Massimo, un sorriso malizioso che gli incurvava le labbra.
«Sì,» Massimo ansimò, la voce rotta. «È... bellissimo.»
Francesco mosse il bacino leggermente, il suo membro ora quasi completamente eretto, lungo e spesso, un'imponente colonna di carne. L'odore muschiato del sesso, unito al sudore e al cloro, riempiva l'aria, inebriando Massimo.
«E ti piacerebbe sentirlo?» La domanda di Francesco era un invito esplicito, un dardo scagliato dritto al cuore del desiderio di Massimo.
Massimo si sporse in avanti, il suo respiro affannoso. «Sì... sì, Francesco. Ti prego.»
Francesco lasciò andare il proprio membro, che rimase eretto, rigido, pulsante. Poi, con un movimento lento, quasi sensuale, allungò la mano e sfilò la cerniera dei pantaloni della tuta di Massimo. Il tessuto si aprì, rivelando gli slip di Massimo, che ormai contenevano a fatica il suo membro turgido.
La mano di Francesco si insinuò sotto l'elastico, le dita che accarezzavano la pelle calda, liscia, del ventre di Massimo. Poi, con delicatezza, afferrò l'elastico degli slip e lo abbassò, rivelando il membro di Massimo, che schizzò fuori, rigido e fremente.
«Bello,» Francesco mormorò, la sua voce un ringhio basso. Le sue dita si chiusero attorno all'asta di Massimo, il pollice che accarezzava la testa turgida.
Massimo emise un gemito profondo, la testa reclinata all'indietro. Il tocco di Francesco era esperto, sicuro, e ogni carezza inviava scariche di piacere lungo il suo corpo.
«Vuoi che te lo prenda in bocca?» Francesco chiese, la sua voce un sussurro peccaminoso.
Massimo si drizzò, i suoi occhi che si scontrarono con quelli di Francesco. Non c'era bisogno di parole. La sua testa annuì freneticamente.
Francesco si spostò, inginocchiandosi davanti a Massimo sulla panca. Il suo membro, ancora completamente eretto, oscillava leggermente. Massimo guardava, il cuore in gola, mentre Francesco inclinava la testa, la bocca che si apriva leggermente.
La lingua di Francesco, calda e umida, sfiorò la punta del membro di Massimo. Un brivido percorse la spina dorsale di Massimo. Poi, Francesco prese l'intera testa nella sua bocca, succhiandola delicatamente.
«Mmmh...» Massimo gemette, le mani che afferrarono le spalle di Francesco, stringendole.
Francesco continuò a succhiare, la sua lingua che danzava attorno al glande, bagnandolo di saliva. Il sapore di Massimo, leggermente salato, lo inebriava. Poi, Francesco inghiottì un po' di più, prendendo una parte dell'asta nella sua bocca, muovendo la testa su e giù con un ritmo lento e sensuale.
Massimo sentì il piacere esplodere dentro di sé. Ogni movimento della bocca di Francesco era una tortura deliziosa. Le sue dita affondavano nelle spalle di Francesco, il suo bacino che si spingeva in avanti, cercando di approfondire il contatto.
Francesco sentì il corpo di Massimo tremare. Il suo membro, duro e pulsante, era un'estensione del desiderio di Massimo. Continuò a pompare, la sua gola che lavorava attorno all'asta, le labbra che si stringevano, creando una suzione potente.
Un suono bagnato, quasi uno schiocco, riempiva l'aria mentre Francesco lavorava. Massimo sentì un calore crescere nel suo basso ventre, la sensazione di un orgasmo imminente.
«Francesco...» Massimo ansimò, la voce spezzata. «Sto per...»
Francesco aumentò il ritmo, la sua bocca che si muoveva più velocemente, succhiando con avidità. Il suo sguardo si sollevò, incontrando quello di Massimo, una scintilla di trionfo nei suoi occhi scuri.
Massimo non riuscì a resistere. Un gemito profondo, quasi un urlo soffocato, gli sfuggì dalle labbra mentre il suo corpo si contraeva. Un getto caldo e denso di sperma schizzò nella bocca di Francesco, che lo inghiottì senza esitazione, continuando a succhiare finché l'ultima goccia non fu estratta.
Massimo crollò sulla panca, il respiro affannoso, il corpo ancora scosso dai sussulti dell'orgasmo. Francesco si alzò, il suo viso leggermente lucido, gli occhi che brillavano.
«Buono,» Francesco mormorò, leccandosi le labbra.
Massimo non riusciva a parlare. Si limitò ad annuire, il suo sguardo che non riusciva a staccarsi da Francesco.
Francesco si avvicinò, si sedette di nuovo accanto a Massimo. Il suo membro, ancora duro e pulsante, era una visione imponente.
«Ora tocca a me,» Francesco disse, la sua voce un ringhio basso.
Massimo lo guardò, il cuore che ricominciava a battere forte.
Francesco si alzò di nuovo. Con un movimento lento, afferrò il braccio di Massimo e lo tirò su. Massimo si alzò, le gambe ancora un po' deboli.
«Vieni,» Francesco lo guidò verso l'angolo più discreto dello spogliatoio, tra due file di armadietti, dove la luce era più fioca e il rumore delle docce più lontano.
Una volta lì, Francesco si voltò verso Massimo. I suoi occhi, scuri e pieni di desiderio, lo fissavano.
«Togliti i pantaloni,» Francesco sussurrò.
Massimo non esitò. Le sue mani tremanti afferrarono l'elastico della tuta e lo fece scivolare giù, poi gli slip. Il suo membro, ora rilassato ma ancora sensibile, penzolava tra le sue cosce.
Francesco rimase in piedi, nudo, il suo membro turgido che si ergeva in avanti, un'arma di piacere. Si avvicinò a Massimo, il suo corpo magro ma muscoloso che sfiorava quello di Massimo.
Le mani di Francesco si posarono sui fianchi di Massimo, tirandolo più vicino. I loro corpi si toccarono, pelle contro pelle. Il calore di Francesco si irradiava su Massimo, inebriandolo.
«Sei pronto?» Francesco chiese, la sua voce un sussurro rauco all'orecchio di Massimo.
Massimo annuì, le sue mani che si posarono sui fianchi di Francesco, stringendoli.
Francesco abbassò le mani, accarezzando i glutei di Massimo. Le sue dita si insinuarono tra le natiche, sfiorando l'apertura anale.
Massimo si irrigidì, un brivido che lo percorse. Non aveva mai...
«Rilassati,» Francesco sussurrò, le sue dita che iniziarono a massaggiare delicatamente l'ano di Massimo.
Massimo cercò di respirare, di rilassare i muscoli. Il tocco di Francesco era sensibile, rassicurante. Le sue dita si muovevano lentamente, accarezzando la pelle sensibile, prememdo leggermente.
«Ti farà piacere, vedrai,» Francesco disse, la sua voce profonda.
Poi, Francesco si chinò leggermente, la sua lingua che sfiorò il collo di Massimo, scendendo verso l'orecchio. La sua bocca lo prese nel lobo, succhiandolo delicatamente.
Massimo gemette, le sue mani che stringevano i fianchi di Francesco. Il bacio sul collo, il tocco delle dita, lo stava facendo impazzire.
Francesco continuò a stimolare l'ano di Massimo con le dita, poi, con un movimento deciso, spinse un dito all'interno.
Massimo emise un piccolo grido, un misto di sorpresa e dolore.
«Respira,» Francesco sussurrò, la sua lingua che accarezzava l'orecchio di Massimo. «Lasciati andare.»
Massimo obbedì, inspirando profondamente. Il dolore iniziale si attenuò, sostituito da una sensazione di pienezza, di stretching. Francesco mosse il dito all'interno, lentamente, esplorando.
Poi, Francesco spinse un secondo dito.
Massimo si aggrappò a Francesco, il suo corpo che tremava. La sensazione era intensa, quasi troppo.
«Sei stretto,» Francesco mormorò, ma la sua voce aveva un tono di eccitazione. Le sue dita continuarono a muoversi, aprendo lentamente l'apertura di Massimo.
Massimo sentì il suo corpo adattarsi, i muscoli che si rilassavano sotto la spinta di Francesco. La sensazione di pienezza aumentava, ma ora era accompagnata da un piacere crescente.
Francesco si chinò di nuovo, la sua bocca che si posò sulle labbra di Massimo. Un bacio profondo, intenso, le loro lingue che si incontrarono, danzando, scambiandosi saliva. Massimo rispose con ardore, la sua lingua che esplorava la bocca di Francesco, succhiando, assaporando.
Mentre si baciavano, Francesco ritirò le dita e, con un movimento fluido, afferrò il suo membro, lo allineò con l'apertura anale di Massimo.
Massimo sentì la punta calda e umida del cazzo di Francesco premere contro di lui. Il suo cuore batteva all'impazzata.
«Sei pronto per me?» Francesco chiese, la sua voce roca, le loro labbra ancora sfiorandosi.
Massimo non rispose con parole. Si limitò a spingere il suo bacino in avanti, un invito silenzioso.
Francesco prese un respiro profondo e spinse.
Un dolore acuto, intenso, travolse Massimo. Un gemito strozzato gli sfuggì dalle labbra. Il suo corpo si irrigidì, i muscoli che si contraevano.
Francesco si fermò, tenendolo stretto. «Shhh... Lasciami entrare. Rilassati.»
Massimo cercò di respirare, di rilassare i muscoli. Il dolore era ancora lì, ma ora era accompagnato da una sensazione di pienezza, di invasione.
Francesco spinse di nuovo, lentamente, centimetro dopo centimetro. La testa del suo cazzo si fece strada, poi l'asta. Massimo sentì la pelle stirarsi, i muscoli che si aprivano.
Un suono umido, quasi uno schiocco, riempiva l'aria mentre il cazzo di Francesco si insinuava più in profondità.
«Ahhh...» Massimo ansimò, il suo corpo che si adattava. Il dolore si stava trasformando, lentamente, in piacere.
Francesco continuò a spingere, finché l'intero suo membro non fu completamente all'interno di Massimo. Era una sensazione incredibile, la pienezza, il calore.
Massimo sentì il cazzo di Francesco riempirlo completamente, la sua punta che premeva contro la sua prostata. Un'onda di piacere lo travolse.
«Oh, Francesco...» Massimo gemette, le sue mani che stringevano i glutei di Francesco, tirandolo ancora più vicino.
Francesco rimase immobile per un istante, permettendo a Massimo di abituarsi alla sua presenza. Poi, con un movimento lento e deliberato, iniziò a muovere i fianchi.
Un'onda di piacere percorse il corpo di Massimo mentre Francesco iniziava a spingere e tirare. Il movimento era lento, profondo, ogni spinta che lo riempiva completamente, ogni estrazione che lo lasciava desideroso di più.
«Sì... così...» Massimo ansimò, la sua testa che si reclinava all'indietro, gli occhi chiusi.
Francesco aumentò il ritmo, le sue spinte che diventavano più veloci, più potenti. Il suono umido e scivoloso dei loro corpi che si univano riempiva l'aria. I loro bacini si scontravano, le palle di Francesco che schiaffeggiavano la pelle dei glutei di Massimo ad ogni spinta.
«Sei così stretto, Massimo,» Francesco ringhiò, la sua voce roca di piacere. «Mi sento così bene dentro di te.»
Massimo gemette, la sua risposta un suono gutturale. Le sue mani afferrarono le spalle di Francesco, le unghie che si conficcavano leggermente nella pelle.
Francesco continuò a pompare, il suo cazzo che si muoveva dentro e fuori, lubrificato dal muco anale. Sentiva la prostata di Massimo, dura e pulsante, ad ogni spinta.
«Oh, Francesco... più forte...» Massimo implorò, il suo corpo che si spingeva contro quello di Francesco.
Francesco obbedì, le sue spinte che diventavano più violente, più profonde. Il suo membro era un pistone di carne, che entrava e usciva con forza, facendolo gemere ad ogni movimento.
Massimo sentì l'orgasmo avvicinarsi di nuovo, un'onda crescente di piacere che lo stava travolgendo. I suoi muscoli si contraevano, il suo corpo che tremava incontrollabilmente.
«Sto per...» Massimo ansimò, la sua voce spezzata.
Francesco accelerò il ritmo, le sue spinte che diventavano frenetiche. Il suo respiro era affannoso, il suo corpo lucido di sudore.
Poi, con un urlo profondo, Francesco si abbandonò, il suo corpo che si irrigidiva. Sentì il suo sperma caldo che schizzava dentro Massimo, riempiendolo, inondandolo di piacere.
Massimo, travolto dall'orgasmo di Francesco, sentì il suo stesso corpo esplodere. Un gemito profondo gli sfuggì dalle labbra mentre il suo sperma schizzava, bagnando i suoi peli pubici e il ventre di Francesco.
Rimasero lì, stretti l'uno all'altro, i loro corpi ancora uniti, ansimando, il cuore che batteva all'impazzata. Il silenzio dello spogliatoio era rotto solo dal loro respiro affannoso.
Lentamente, Francesco si ritrasse, il suo membro che scivolava fuori da Massimo con un suono umido. Massimo sentì un senso di vuoto, ma anche di appagamento.
Francesco si voltò, i suoi occhi che incontravano quelli di Massimo. Un sorriso stanco ma felice si disegnò sulle sue labbra.
«Beh,» Francesco mormorò, la sua voce ancora un po' roca, «direi che la mia cicatrice non è stata l'unica cosa interessante oggi, vero?»
Massimo sorrise, un sorriso ampio e sincero. «No, Francesco. Assolutamente no.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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